Non so voi, ma io faccio una GRAN fatica a scegliere. E quando dico GRAN, credetemi che è proprio a lettere ca-pi-ta-li.
Se penso solo a questa newsletter, sono giorni che ormai avevo deciso di quale tematica avrei voluto trattare (le scelte, per l’appunto), solo che poi la testa ha iniziato a proporre tutta una serie di argomenti alternativi e tutti piuttosto appetibili. L’unico modo per provare a capire quale poteva essere quello più adatto era testarli sulla carta, mettersi a scrivere e vedere dove le parole portavano. Solo che poi la testa ha avuto grosse difficoltà a scegliere quale fosse il momento più adatto in cui farlo, perché ogni volta sembravano esserci n cose più importanti/impellenti/divertenti da fare che mettersi lì a digitare tasti.
E così, come tante altre volte succede, si arriva all’ultimo a fare qualcosa, non perché non ci fosse stato tempo prima, ma piuttosto perché “prima” si è continuato a dire “dopo”.
Procrastinare
Ecco uno dei mie hobby preferiti.
Io amo creare, inventare, venire a capo con mirabili e mirabolanti progetti che rimangono il più delle volte su carta. Spesso perché, a onor del vero, sono davvero troppe le idee rispetto al tempo e le energie a disposizione, ma in molte altre occasioni ciò si verifica perché mi inceppo in quella fase di sviluppo che nella mia testa appariva tanto snella e veloce, ma che poi nella realtà richiede molto più tempo di quanto preventivato.
E così torniamo al tempo, all’amico che tanti di noi hanno trasformato in nemico. E io, ahimè, credo proprio di rientrare in questa categoria di brutte persone che si sentono vittime di un tradimento, tenute in ostaggio da chi le ha messe al mondo con un dono che non sembrano poter esprimere come verrebbero.
Come si fa, diamine, a decidere quale progetto è meglio far partire in un dato momento? Come si fa a decidere quale sia il prossimo libro da scrivere se continuano a venirmi in mente suggestioni di cui mi innamoro follemente? Come si fa a ordinare qualche cosa al ristorante quando il menù è così ricco di piatti invitanti? Come si fa a fare le spesa in un grosso supermercato dove solo lo scaffale dei biscotti occupa tanto spazio quanto il tuo intero appartamento? Come caspita si fa a orientarsi in un mondo saturo di scelte? Come? Come?? Come???
Scegliere
Per quanto banale la risposta possa apparire, penso che l’unico modo per imparare a scegliere sia… scegliere.
Ve lo ricordate quando parlavate soltanto attraverso suoni incomprensibili? E quando siete saliti per la prima volta in sella a una bicicletta? Mmmm… Temo di no, vero?! Forse, però, rimembrate quando con papà o mamma avete fatto la vostra prima guida!
Io ero nel piazzale della ditta Lowara di Storo, un piazzale sufficientemente ampio a contenere tutta la mia incompetenza.
Sì, esatto: ero un incompetente, un ignorante. Ignoravo come diavolo si facesse a far spostare quella dannata vettura, perché non appena sollevavo il piede dalla frizione, cercando di far coincidere tale sollevamento con un abbassamento dell’altra zampa sull’acceleratore, la macchina faceva un brusco saltello in avanti e si spegneva. Una volta, due volte, cinque… troppe volte. Fino alle lacrime. Fino a urlare che non ce l’avrei fatta. Fino a scendere dalla macchina e tornare a casa a piedi. Fino a darmi per vinto perché era più facile arrendersi che perseverare e rischiare di fallire ancora.
Fallire
La paura di fallire.
Questo, forse, è il vero punto. Il vero fantasma che mi porto dentro e dietro di me. Quello che mi fa temere che una scelta possa trasformarsi in un errore, in un fallimento. Proprio come è successo a Bologna, con la prima scelta universitaria. Forse lo snodo cruciale della mia vita, lo snodo che non ho ancora sciolto è lì. In quella dannata paura di sbagliare, di fallire.
Ma c’è una cosa che mesi or sono mi disse la psicologa:
Non esiste giusto o sbagliato. E quindi non esistono neppure gli errori.
Ciascuno di noi, in ogni momento, compie le scelte che, sulla base di un numero elevatissimo di fattori, ritiene migliori.
Ciò che noi chiamiamo “errore”, altro non è che una valutazione successiva, una nostra attribuzione fatta a posteriori sulla base di moltissimi altri fattori.
E per quanto logicamente ciò non faccia una piega, per quanto razionalmente io abbia perfettamente capito il senso di tutto questo, nella pratica mi trovo spesso ancora bloccato, incapace di prendere con convinzione una strada, morso come sono dai sensi di colpa che si affacciano alle prime difficoltà, proprio come accadeva durante le prime guide.
Perseverare
Ma com’è, allora, che ho imparato a guidare? Com’è che ho imparato ad andare in bicicletta, nonostante le varie cadute? Com’è che riesco a parlare e farmi intendere se per un lunghissimo periodo della mia infanzia non si capiva nulla di ciò che dicevo? Perché ho perseverato, perché non mi sono fatto fermare dagli errori, dalla paura di fallire.
Per questo ritengo che l’unico modo per imparare a scegliere sia… scegliere, sia avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, prendere consapevolezza che moltissime delle scelte che temiamo di fare non conducono quasi mai a risultati disastrosi, bensì rimediabili: se ordiniamo una pietanza nuova e ci delude, se acquistiamo dei biscotti che sanno di cartone, se iniziamo una relazione con una persona che scopriamo non piacerci come pensavamo, se diamo il via a un progetto che non decolla….
SI PUO’ SEMPRE TORNARE INDIETRO, SI PUO’ SEMPRE CAMBIARE.
Se ci fate attenzione, anche le scelte apparentemente più vincolanti (un trasferimento all’estero, dei figli, la firma di un contratto di lavoro a tempo indeterminato…) davvero vincolanti non lo sono mai. MAI!
Forse il “trucco” sta nel non rendere queste ultime le nostre prime scelte, ma giungere alle stesse avendo già imparato a scegliere; avendo, cioè, già imparato quale sia la lingua del nostro cuore, quell’alfabeto istintuale fatto di simboli, brividi, coincidenze, suggestioni che, spesso con assoluta certezza, ci indica la strada da seguire.
Un po’ come quando, in quanto “capitano” di una associazione che passa sotto il nome di Ondevitare e che viene metaforicamente rappresentata con un vascello, non ho esitato troppo a candidarmi per diventare una delle nuove voci della web-radio abruzzese che passa sotto il nome di Radio AltraMarea o a proporre uno dei miei spettacoli letterari alla libreria di Trento che passa sotto il nome di L’Ancora.
E, guarda caso, entrambe queste scelte così spontanee e coincidenti, hanno condotto a esiti per nulla certi, ma quanto mai promettenti: avere finalmente la possibilità di far risuonare gli ideali educativi che mi muovono al di fuori del Trentino e avere l’opportunità di presentare, per la prima volta in una vera libreria, il mio libro e progetto di vita.


