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Qualcosa di piuttosto significativo
Qualche giorno fa, nelle remote e tipicamente sconsolate terre di Storo, è avvenuto qualche cosa di piuttosto significativo: un tale, che passa sotto il nome di Gio Evan è stato ospite di un evento per i giovani in cui ha dialogato con un altro tale, che passa invece - guarda te le coincidenze - sotto il mio stesso nome.
Uso questa forma quasi impersonale, astratta, esterna per descrivere qualcosa che mi ha visto invece come protagonista, perché io, purtroppo, dell'evento non ho pressoché ricordi e, quindi, in parte si può certo dire che io non ci sia stato.
Eppure le foto testimoniano anche la mia persona su quel palco, con quell'ospite che proprio io ho "insistito" per avere e che non stavo più nella pelle di incontrare. Eppure sono tante le persone che o direttamente quella sera o nei giorni successivi hanno voluto sottolineare quanto quella dovrebbe assolutamente essere la mia vita.
Perché, allora, se è chiaro tanto al pubblico quanto al mio raziocinio quanto io desideri passare il resto della mia vita a trasmettere energia, speranza, motivazione, educazione attraverso un microfono, la mia emotività (anche nota come anima) sembra dirmi esattamente il contrario?
Eh si, perché non solo sono stato male il pomeriggio prima dell'evento, non solo non ho dormito fino non so bene a che ora della notte dopo l’evento, ma sono stato male pure nei giorni successivi per quello che con quasi assoluta certezza definirei come uno sfogo.
Uno sfogo di cosa?
Una risposta parziale e superficiale potrebbe sicuramente essere che ho subito più del previsto le "responsabilità" che sentivo in carico per l'evento. Evento che è da ottobre che mi è stato affidato il compito di ideare e che in tutti questi mesi ha visto un susseguirsi di cambiamenti nella sua definizione e declinazione. Un'altra verità è che, per i motivi più disparati, si è arrivati a organizzare il tutto nelle ultime tre settimane, provocando un inatteso sovraccarico di lavoro.
Queste risposte, tuttavia, sono solo la punta di un iceberg. Un iceberg che va molto in profondità dentro me e che ancora non ho chiaro dove cominci, ma soprattutto come si sciolga completamente. E finché non avrò capito come scioglierlo, quel nodo rimarrà li a soffocarmi, annebbiarmi la vista e farmi vivere ogni mia apparizione in pubblico come "l'occasione della vita".
Perché questa è la cruda verità: nonostante sul manifesto e negli accordi con i committenti fosse chiaramente stabilito come il mio ruolo fosse quello del coordinatore/moderatore/ presentatore, nella mia testa per settimane - o forse mesi - ha insistentemente e presuntuosamente tenuto comizio l'egocentrica convinzione che quello sarebbe stato anche il mio spettacolo, il mio momento di gloria e di affermazione che forse non serve chiamare chissà chi: ci sono già io qui!
Lo so che fanno schifo questi pensieri, ma la sincerità che mi ha portato a ricominciare a scrivere queste newsletter mi impone di condividere solo ciò che vero, poiché è forse condividendo il mio complicato percorso di guarigione interiore che ne possono derivare spunti utili di riflessione per tutti. Percorso che, a distanza di otto mesi, continua a mostrarmi tutta la mia fragilità, che sembra paradossale e ossimoro date le frasi scritte qua sopra, ma è proprio questo egocentrismo ad avermi condotto a lavorare, anche solo mentalmente, il triplo di ciò che mi era stato chiesto, per ideare le più mirabolanti cose con il solo fine di fare colpo: sulle autorità, sul pubblico, su Gio Evan e il suo agente. Con il solo fine di essere acclamato, di sentirmi dire per l'ennesima volta: "Che bravo!", "Le idee che hai tu, non le ha nessuno!".
Con la conseguenza che ogni critica alla serata diventa però una critica a me, alla mia persona, al mio ego. Con la conseguenza che per paura di qualsiasi giudizio contrario che potesse distruggere i miei sogni di gloria, per settimane non ho condiviso ciò che stavo architettando con il resto del gruppo di lavoro. Un po' perché egoisticamente dicevo "Sono io il direttore artistico dell'evento e quindi sulla parte artistica decido io" e un po' perché, ovviamente, temevo potessero mettermi i bastoni tra le ruote.
Grazie, psicologa!
A salvarmi in calcio d'angolo prima di farmi un clamoroso autogol è stata la psicologa, che spronandomi a raccontarle dei miei preparativi ha presto smascherato l'ennesima confusione di ruoli di cui sono caduto vittima. Nel giro di pochissimi giorni sono stato costretto a lasciare andare tutte - o quasi - le idee che avevo messo sul tavolo (dentro la mia testa, non avendole mai espresse) e a ripensare l'evento da capo lasciando che fossero gli altri, che fosse Gio Evan a risaltare e non io.
La cosa incredibile è che è stato di una facilità disarmante. No, non lasciare andare, quella è ancora la sfida più ardua che io stia affrontando con me stesso. Ripensare l'evento in chiave anti-egoica. Tolti tutti i detriti dei miei mille castelli per aria venuti giù in un colpo solo, la mia creatività ha preso a fiorire rigogliosa e il giorno prima dell'evento sapevo di essere pronto.
Facile, quindi, presumere che tutto il mio malessere anche fisico sia nato anche e soprattutto da me e da tutta la tensione silenziosamente accumulata. Facile, quindi, ritenere che questo nodo che ancora non ho sciolto riguardi proprio il "lasciare andare", inteso sia come uno staccarsi dalla presunzione di perfezione e onnipotenza delle proprie idee, che può aprire le porte a un vero lavoro di gruppo, senza che sia io -volontariamente - a sobbarcarmi tutto il lavoro "perché voglio che esca in un certo modo", ma anche dall'infantile visione egocentrica che il mondo ruoti sempre intorno a me.
Ma un "lasciare andare" che vivo come obiettivo anche a livello respiratorio, in quanto non riesco a usare appropriatamente il mio diaframma, non lo lascio andare, inspirando con troppa frequenza e andando piano piano a provocare un sovraccarico che penso possa spiegare il mio essere troppo teso/concentrato sul palco e il non avere ricordi chiari di cosa è successo dopo. Per non parlare del "lasciare andare" a livello di giudizi: non tutto quello che mi viene detto mi riguarda direttamente, non è tutto un attacco alla mia persona.
Sciolto questo nodo, proprio come uno dei palloncini appesi alla panchina sul palco, penso proprio che riuscito a vivere la mia vita con maggior leggerezza e a far prendere finalmente il volo anche alla mia carriera artistica.
Aggiornamenti
Per finire qualche rapido aggiornamento: nel mese di giugno verrà ultimata e pubblicata la prima versione del sito internet dell'Associazione, anche perché nei giorni scorsi è stata corretta la bozza dello statuto e dell'atto costitutivo e, quindi, reputo che anche per quella sia solo una questione di settimane.
Kevin




