Mentre vi scrivo è passato solo qualche giorno dalla fine del primo viaggio di studio all'estero promosso da La Cassa Rurale di cui sono stato accompagnatore e mentre voi leggerete sarà in realtà già cominciato pure il secondo e quindi mi troverò nuovamente a Watford, Inghilterra, a un'ora di distanza dalla capitale Londra.
Con il primo gruppo, composto da sedici ragazzi tra i 13 e i 16 anni, siamo partiti domenica 6 luglio alla volta della Stanborough Secondary School, una boarding school dove avremmo mangiato, dormito, giocato e fatto lezione, tutto nello stesso posto.
Lo scopo primario del viaggio, ovviamente, era il miglioramento della lingua inglese, eppure per me e per l'associazione si è trasformato in qualcosa di molto più profondo e significativo.
La prima volta
Partiamo dal fatto che due di questi 16 ragazzi non avevano mai messo piede su un aereo, non avevano mai messo piede nel mondo. Stavano per sperimentare tutto per la prima volta con me! Ero la loro guida, il loro punto di riferimento. E quante volte l'avevo sognato, quante volte l'avevo detto anche ad alta voce che uno degli scopi dei viaggi di educazione era quello di riuscire a prendere per mano chi non se la sarebbe sentita di partire da solo.
Ecco, questa cosa è successa per davvero, letteralmente. Perché se Piero (nome di fantasia) è sempre stato tranquillo dal primo all'ultimo momento del decollo, Matilde (altro nome inventato) è stata invece assalita da qualche suo demone, che, lì per proteggerla, l'ha portata a provare parecchia paura quando i motori hanno iniziato l'accelerazione decisiva: i suoi occhi si sono chiusi, la posizione del corpo si è fatta fetale, le mani si sono serrate. È allora che mi sono permesso di allungarle la mia, di mano, prontamente accolta, afferrata, stretta.
Pochi secondi ed eravamo in orbita. Lei riapre gli occhi, si volta e mi dice: "Tutto qua?", con quel sorriso e quella consapevolezza di chi ha appena realizzato che talvolta le paure trasformano i granelli di sabbia in montagne apparentemente insormontabili. In contemporanea, da due file dietro, Piero si sporge sul corridoio e, incurante del fatto che vi fossero decine di altre persone intorno, declama a gran voce mostrandomi tutti i suoi denti sin qui emersi: "Adesso ho capito perché viaggi così spesso! È una figata!”.
Le discussioni
I miei viaggi sono stati spesso oggetto di discussione. Hanno così tante domande, dentro, questi ragazzi!
Già durante il volo la curiosità si è fatta crescente al riguardo: dove sono andato, come e perché. Quest'ultimo è stato il punto che più ha incuriosito, con Genoveffa (non ve lo devo dire, giusto, che non si chiama davvero così?) che, dopo aver udito le ragioni del mio peregrinare, mi domanda perplessa, ma desiderosa di capirne di più: “Cosa vuol dire trovare se stessi? Com’è che si capisce di essersi trovati?”.
Più i giorni trascorrevano e più l'interesse si faceva crescente al riguardo. Più i giorni trascorrevano e più si moltiplicavano le persone che si facevano avanti per avanzare le loro domande. Più i giorni trascorrevano e più queste domande hanno iniziato ad essere slegate dall'argomento viaggi.
Problemi di cuore, problemi con la propria immagine riflessa e con il cibo, difficoltà a mostrarsi fragili o a sopportare il comportamento dei propri genitori. Sono davvero tanti i momenti in cui sono stato chiamato in disparte, quei “Scusa, Kevin, posso parlarti un attimo?” che mi facevano capire di avere già vinto, di essermi guadagnato la cosa più difficile, che non è la loro fiducia, ma la loro voce! Quella sincera, spaventata, quella che viene da un luogo profondo e spesso a molti inaccessibile. Io, quella voce, posso dire con orgoglio di averla sentita.
I messaggi
È proprio questo che mi ha convinto - mi ha straconvinto! - che l'idea dei viaggi di educazione è un'idea maledettamente giusta. Questo, assieme ad alcune cose successe dopo la fine del viaggio.
Il messaggio di Adalgisa, con cui tanto ho condiviso di me e delle mie insicurezze negli ultimi giorni di Inghilterra, che mi scrive:
Sappi che la voglia di fare un viaggio con te per capire come è davvero godersi un'esperienza fino in fondo c'è.
E poi, così inatteso e straordinario, il messaggio di Genoveffa.
Ciao Kevin!
Non so nemmeno bene da dove iniziare, perché in realtà ho mille cose da dirti, ma non riesco a trovare le parole giuste per esprimere tutto quello che ho dentro. Però ci provo, perché sento davvero il bisogno di scriverti questo messaggio per ringraziarti di tutto quello che hai fatto.
Queste due settimane a Londra sono state, senza esagerare, le più belle della mia vita. È stata un’esperienza che non dimenticherò mai, piena di emozioni, risate, momenti assurdi, persone stupende... e tu sei stato una parte fondamentale di tutto questo.
Fin dal primo giorno sei stato super disponibile, gentile, sempre con il sorriso e con quella tranquillità che riusciva a metterci tutti a nostro agio. Non è scontato avere qualcuno accanto che riesca a far sentire tutti visti, ascoltati, capiti. Tu ci sei riuscito con una naturalezza incredibile. Ci hai fatto sentire liberi di essere noi stessi, senza paura, senza vergogna. E questa è una cosa che vale tantissimo. […]
Oltre ai posti bellissimi che abbiamo visto e alle mille cose nuove che abbiamo vissuto, io mi porto a casa anche delle emozioni fortissime. Tu mi hai lasciato dentro delle cose belle, importanti. Non so spiegarti bene cosa, ma so che mi hai aiutata a crescere, a sentirmi più sicura, a vedere le cose con occhi diversi.
Se tutto questo è successo come semplice effetto riflesso di un viaggio precipuamente votato all’approfondimento della lingua inglese, cosa diavolo potrebbe accadere durante un viaggio destinato esclusivamente all’approfondimento di sé?
Il punto della situazione
A tal proposito, visto che qualcuno tra voi ci ha scritto per sapere a che punto siamo coi lavori, proprio al mio rientro dall'Inghilterra è giunta una tanto attesa e-mail.
Una volta che saremo riusciti a sistemare il fronte assicurativo potremo a tutti gli effetti passare a quello operativo, anche se ho la nettissima sensazione che tutto quello che sta succedendo e che ancora deve succedere (non dimenticate che a inizio settembre ci sarà l'esperimento del trekking educativo!) sia quel fondamentale giro di ricognizione che porterà al traguardo, alla partenza del progetto, con tutta la consapevolezza di chi ha già avuto modo di studiare con più lentezza il tracciato.



