Fare chiarezza
La newsletter di gennaio 2024
Se siete arrabbiati con me, avete ragione.
Se siete confusi rispetto a quel progetto di cui ho voluto rendervi partecipi e iniziatori, avete ragione.
Se percepite come se vi avessi "rubato dei soldi", avete ragione.
Per questo scrivo questa probabilmente lunga e-mail (che puoi anche leggere in formato lettera cliccando qui o che puoi ascoltare cliccando sul tasto ▶️ qui sotto): per spiegare, per fare un po' di chiarezza rispetto a qualcosa che di chiaro, per molt* di voi, ha sin qui avuto un gran poco.
La raccolta fondi
Partiamo dall’inizio, da quella raccolta fondi con cui, ormai quasi un anno fa, avete reso possibile la stampa delle prime 200 copie del mio libro, “Ondevitare”.
Una raccolta fondi andata incredibilmente bene, sia per la somma raccolta (+ di 9000€) sia per il consenso, per il numero di persone che vi presero parte (+ di 230). Persone che sembravano, dunque, aver capito e condividere gli scopi non solo del libro, ma del progetto più in generale. Più passano le settimane, più, però, temo che non sia così.
È successo qualcosa di molto strano durante e nei mesi dopo la raccolta fondi. Durante, ho iniziato a stare male, a perdere piano piano tutte le energie che fino a quel momento sembravo aver avuto. E la situazione è andata peggiorando di mese in mese, fino al punto in cui facevo persino fatica a fare le scale di casa. Questo il motivo per cui ho dovuto ripetutamente annullare i viaggi di educazione: non stavo per niente bene e nessuno riusciva a capirne il motivo.
Nessuno fino all'incontro con la nutrizionista e il gastroenterologo che tuttora mi seguono: anoressia nervosa. Già: anoressia nervosa. Anche io non ci credevo all'inizio, anche io mi ripetevo: è impossibile, io non ho mai smesso di mangiare, non ho mai voluto dimagrire... Eppure, i dati parlavano chiaro: al 12 settembre mi rimanevano pochi millimetri di grasso in corpo.
Ho preso paura. Ma soprattutto ho cominciato seriamente a dubitare della mia lucidità mentale: se io non avevo smesso di mangiare, se tutte le analisi non mostravano alcun problema dell'organismo, allora come diavolo ci sono finito in questa situazione?
La psicologa
Andare dalla psicologa mi è sembrata la naturale conseguenza di questa riflessione. E ora che sono passati dei mesi dall'inizio degli incontri, la reputo una delle migliori decisioni che io abbia preso nella vita.
È stata lei, infatti, a farmi capire come io mi stessi autodistruggendo nel mio avviare in contemporanea 8.000 progetti, senza dare il tempo a ciascuno di fiorire e di venire apprezzato. È stata lei a mostrarmi quanto ingombrante fosse diventata la mia identità, il mio ego e quanto fosse una grande facciata, “una grande impalcatura” - per usare le sue parole - dietro la quale si nascondeva una persona ridotta letteralmente all'osso. È stata lei, un pomeriggio, a domandarmi: quante sono le persone con cui esce? Mi può dire i nomi delle Sue relazioni sociali?
E sono stato io a sollevare tre dita della mano destra e a rendermi conto, tutto d'un tratto, che delle mie amicizie di sempre non rimaneva traccia. Sono stato io, in questi ultimi mesi, a dimenticarmi di me, dell'amore e della cura nei confronti del bambino che porto in grembo e dell'essenza, dello spirito che mi abitano, ma soprattutto a dimenticarmi di voi.
Ho vissuto la raccolta fondi come il trampolino di lancio di un progetto che ha finito per mangiarmi: io non ero più Kevin... Io ero Ondevitare.
Ondevitare era in ogni mia conversazione con altre persone, era quasi il solo argomento di conversazione, spesso, poiché - me ne vergogno - ma ero convinto che dalla vita e dalla voce di alcune persone non ci fosse più nulla di così importante da ascoltare, dato che il loro stile di vita distava anni luce dal mio ideale di “vita”.
Fa schifo, tutto ciò, e - ripeto - me ne vergogno profondamente.
Dopo quel pomeriggio dalla psicologa, dopo aver sollevato soltanto quelle tre dita, ho provato a ricominciare a ricucire alcuni rapporti. E questo aspetto di me, questo mio cambiamento è emerso in tutta la sua drammaticità. Così come è emerso che alcuni di questi amici dimenticati era da mesi che covavano una sorta di “odio represso” nei miei confronti, che non avevano mai avuto il coraggio di verbalizzare.
Tra le cose che non erano riusciti a dirmi, una in particolare ha minato le mie certezze: di quel progetto che avevano deciso di sostenere, donando anche una cifra non indifferente - e, quindi, comunicandomi, attraverso la stessa, grande sostegno e approvazione - nulla era loro chiaro. E così, stando a conversazioni da loro intrattenute con altri donatori, non lo era per molti altri, che, però, non avevano fatto altro che donare e sostenermi incondizionatamente a loro volta, confondendomi.
Ha fatto male. Ha fatto male perdere un po' tutte le mie certezze. Ma soprattutto ha fatto male perdere la bussola e, di riflesso, le persone che erano - e sono! - alla base di questo progetto.
Mi dispiace
Mi dispiace profondamente non avervi più fatto sapere nulla.
Mi dispiace di essere partito per le stelle invece che mantenere i piedi per terra e procedere con lentezza e pazienza.
Mi dispiace di aver fatto sembrare la raccolta fondi come un progetto in mezzo a tanti di cui poi frettolosamente dimenticarmi.
Sì, la raccolta fondi che ho messo in piedi è stata troppo grande per un individuo da solo. Ho fatto troppe promesse e troppo grandi. Ma questo è un altro autodistruttivo aspetto emerso con la psicologa: negli anni mi sono costruito questa identità, questa maschera da supereroe, questa presunzione e convinzione che quando fa qualcosa Kevin, per forza di cose deve essere figo, brillante, geniale. Perché Kevin è questo, è lui l'unico ad avere le idee geniali in questo mondo. E qualsiasi cosa faccia, per forza di cose dovrà essere esplosiva e memorabile. E, soprattutto, perfetta.
Perciò, mi spiace ammetterlo, ma non riuscirò a mantenere ed esaudire tutte le promesse fatte. Non nell'immediato, almeno.
Però, no, non pensate nemmeno per un solo secondo che quella sia stata una farsa, che io vi abbia “derubato” o che io non creda profondamente in ciò che ho scritto e detto in quell'occasione.
Non sono più da solo
A conferma di ciò, sono orgoglioso di comunicarvi che “Ondevitare” ha cominciato il suo iter per diventare associazione, per dare forma e sostanza a quell'aria fritta che molt* di voi potrebbero aver respirato fino a questo momento. Il che significa che non sono più da solo: sono tre le persone che hanno scelto di affiancarmi, che hanno deciso di salire a bordo del vascello e di procedere sulla medesima rotta di cui condividono le coordinate. E non potrei essere più grato a queste tre anime che in questi mesi hanno continuato ad alimentare il lumicino che ardeva in me.
Una volta che l'associazione sarà fondata, vi prometto che tutto sarà più chiaro.
Vi chiedo la stessa cosa che sto imparando a chiedere a me: pazienza.
Non ho ancora trovato un equilibrio, una condizione che mi sento di chiamare “benessere”, ma la direzione è quella giusta e i miglioramenti ci sono stati. E, a poco a poco, sto gettando le basi di quel futuro prossimo in cui possiate finalmente esclamare: ah, adesso ho capito!
Che non significa condividere: significa solo rendersi conto che non ho mai voluto imbrogliare nessuno. Tranne una persona, probabilmente: me stesso.
A presto
Kevin

