Non so se siete empatici o attenti alla Natura come mi sento essere io, ma ogni anno, quando arriva la primavera, io rimango strabiliato.
Rimango strabiliato del fatto che una settimana prima tutto sembra morto, fermo, immobile e una settimana dopo è un tripudio di vita ovunque.
Rimango strabiliato di come ogni cosa in Natura inizi a crescere e manifestarsi solo quando è il momento giusto: non prima, non dopo.
Uno può pure mettersi lì in giardino con l'innaffiatoio e il phon a gennaio, ma l'erba non crescerà prima che tutta una serie di (anche misteriose) condizioni non si siano verificate. E lo stesso vale per le foglie di una pianta, per i semi di un campo: tutto avviene solo quando i tempi sono cosiddetti maturi!
Essere insoddisfatto
Sembra che la stessa cosa possa avvenire nelle nostre vite. O per lo meno questo è ciò che è successo nella mia vita privata e quello che sta anche avvenendo nella vita dell'Associazione.
A dicembre il direttivo aveva deciso di provare a puntare sul progetto "Babar" in questo 2025 e da gennaio ci siamo impegnati per portarlo nella città di Verona. Nonostante tutti quelli che a noi sono apparsi come degli sforzi, tuttavia, non solo non c'è stato alcun iscritto, ma neppure la benché minima richiesta di informazioni.
Con Carolina, la gentilissima amica che ci avrebbe ospitato nel suo studio (la sala di posa Maneki, se qualcuno volesse darci un’occhiata), ci siamo confrontati per dare un senso a quel flop e sono state evidenziate delle carenze sotto molti punti di vista: la grafica del volantino, la campagna pubblicitaria, la pianificazione della stessa...
Anche la psicologa - se avete letto l'ultima newsletter intitolata “Vedere l’altro” - aveva dato una mano a portare alla luce alcuni malfunzionamenti connessi con ‘l’ego del sottoscritto’.
Solo che io non mi sentivo soddisfatto di quelle spiegazioni. Solo che io sentivo il bisogno di provarci di nuovo, di provare a impegnarmi di più e diversamente. Anche perché, totalmente inaspettata, alla fine del mese scorso è arrivata una telefonata da Verona.
Essere giusto
E’ un certo Filippo, che, rinvenuto il volantino di “Babar” da qualche parte sul web, vuole avere più informazioni.
Sto quasi venti minuti al telefono con lui, sia perché sono quasi emozionato per quel ‘segno del destino’ che mi comunica che qualcosa si sta finalmente smuovendo, sia perché voglio provare a capire dal suo punto di vista come mai questo progetto non sia riuscito ad attirare persone.
A stupirmi non è tanto cosa mi dice, bensì come me lo dice! Io per Filippo sono un perfetto sconosciuto, ma si rivolge a me con una tale gentilezza e con un tale affetto, che le parole non sembrano provenire veramente da lui, ma dall’Universo che lo sta usando come tramite: “Guarda che non deve per forza essere colpa tua; può benissimo darsi che i tempi, le persone, le circostanze non fossero maturi per questo progetto”.
Il mattino dopo, sorprendentemente, un'altra ragazza mi contatta, anch'ella entusiasta di partecipare nella città scaligera.
Questo è proprio il segnale che non devo arrendermi, penso.
E nel giro di qualche giorno modifico il volantino, assemblo video esplicativi per dare maggiore chiarezza al progetto e metto a punto una campagna pubblicitaria più capillare della precedente. Infine, contatto Carolina, per capire se vi fosse la possibilità di ricalendalizzare gli incontri per provare a riproporli tutti con quella nuova ‘confezione’.
Carolina, però, non risponde. E quando non risponde significa che proprio non mi può dedicare del tempo (e non che mi sta ignorando, come forse troppo spesso tendiamo subito a pensare quando qualcuno non ci risponde nei tempi che vorremmo).
E dopo mesi di totale e preoccupante stallo, anche la mia vita lavorativa personale subisce un'improvvisa e decisa sterzata: nel giro di qualche settimana vengono confermati due grossi progetti estivi e vengo contattato per iniziare subito a lavorare in due scuole della Val Rendena per un progetto del PNRR.
Così, un po' mestamente, capisco che nonostante tutti gli sforzi, nonostante tutti i segnali, anche questa volta “Babar” non s'ha da fare. Però capisco anche un'altra cosa veramente importante. E la capisco grazie alla primavera, ma soprattutto grazie a Filippo: questa volta (e forse anche nelle precedenti) non è affatto colpa mia. Semplicemente non era il momento giusto per questo progetto per fiorire.
Essere gasato
E allora provo a pensare lo stesso pure per i viaggi di educazione, che, vi garantisco, rimangono una nostra priorità, ma che richiedono una mole di lavoro che nessuno nell'Associazione riesce attualmente a sostenere.
Anche se, ve lo posso anticipare, qualcosa inizia a muoversi!
Nel direttivo di dicembre infatti, avevamo espresso anche l'intenzione di effettuare due viaggi di prova in Italia in questo 2025: uno con Workaway e l'altro possibilmente in modalità cammino.
E per quanto quest'ultimo sembrasse il più complesso da mettere in piedi, ecco che l'Universo ci spiazza e ci regala un'emozione bellissima: a settembre ci sarà il primo esperimento di trekking educativo! Tre notti in tenda e quattro giorni di cammino a contatto con la Natura più vera per provare a entrare anche in contatto con la nostra vera natura.
Seguiranno, per chi vorrà seguirli, aggiornamenti!

