Questa e-mail la puoi anche leggere in formato lettera cliccando qui oppure la puoi ascoltare cliccando qui sotto:
Polenta e spiedo
È sabato 24 febbraio, sono le 18:30 e sono appena rientrato da un compleanno.
Ho mangiato: polenta e spiedo in abbondanza, una fetta di torta e il sorbetto.
E STO BENE, CAZZO.
E STO BENISSIMO.
CAZZO!
Scusatemi per la scurrile ripetizione, ma voi non potete neanche immaginare che cosa significhi avere mangiato tutto quello che c'era senza richiedere di dover essere trattato in maniera speciale "perché sono intollerante (penso) a questo, quello e pure quest'altro". Voi non potete sapere che cosa significhi non avere nemmeno un lontano sentore di nausea, diarrea, bruciore di stomaco.
Ho mangiato tutto, di gusto. E solo qualche mese fa se mi fossi azzardato a ingurgitare una simile quantità e qualità di cibo sarebbe stato l'inferno. Sia perché temevo che sarebbe andata così, sia perché effettivamente sarei stato male. Ed è questo il motivo del mio essere arrabbiato, è questa la ragione del doppio "cazzo" introduttivo. Giusto qualche mese fa, prima della diagnosi definitiva, io avrei giurato (giu-ra-to!) di avere qualcosa a livello fisico, qualche intolleranza, qualcosa. Qualcosa a cui dare la colpa. Anche perché io il sangue quando andavo di corpo lo perdevo, le frequenti scariche di dissenteria le avevo, le mattine alle 4:30 sveglio per i crampi all'addome le conoscevo. Mai avrei pensato che tutto potesse essere imputato alla mia testa.
Momenti
E mai avrei pensato che dentro quella testa ci potesse essere così tanto altro da tirare fuori. Eppure, a 5 mesi dall'inizio degli incontri con la psicologa con cadenza settimanale, proprio ieri riferivo quanto ci siano momenti in cui non mi sembra di aver fatto alcun passo in avanti, momenti in cui mi sento perso, alla deriva, incapace di capire quale possa essere la scelta giusta. Momenti in cui mi faccio prendere dalla fretta, quella bastarda, e vado in confusione, in iperventilazione mentale e sento di stare buttando via la mia vita. Momenti in cui mi sento indietro, mi sembrano troppe le cose da fare, gli obiettivi da raggiungere. Momenti in cui c'è troppo silenzio in casa, troppe sedie vuote e vorrei solo qualcuno ad abbracciarmi.
Ce la sto mettendo tutta, ma un equilibrio - l'avrete capito - non l'ho ancora trovato. Così come stento a trovare occasioni per promuove tanto il libro quanto il progetto, sebbene vada aggiunto che adesso mi sto seriamente impegnando e non mi darò per vinto facilmente.
Credo in quello che faccio. E ci credo soprattutto quando ho un microfono in mano e una platea davanti. Ci credo soprattutto quando finisco di parlare, saluto il pubblico e nessuno si alza, nessuno si muove, nessuno fiata, come in un incantesimo. E lo sai, lo senti, che quella magia l'hai creata tu con la tua voce, con le tue parole.
Memento
Proprio come al termine della prima messa in scena dello spettacolo "Memento", avvenuta al cinema di Ponte Caffaro (BS). Una serata che ha lasciato un segno indelebile tanto nella mia quanto sono certo anche nella testa di Davide, il cantante che mi affiancava sul palcoscenico.
Fare uno spettacolo sulla morte è stata una mia grande scommessa. Una scommessa che sulla base del riscontro avuto, sento (sentiamo) di aver pienamente vinto. Al punto che ora stiamo rendendo lo spettacolo ancora più profondo e interattivo, per cercare di arrivare dentro a quante più persone possibile e per renderlo fruibile e appetibile alle scuole. Sarebbe il nostro più grande obiettivo, infatti, arrivare davanti agli occhi e alle emozioni dei ragazzi, ma ad ora non siamo ancora riusciti a ottenere alcun invito.
Per chi volesse, lascio 👉QUI👈 la registrazione dello stesso, nel caso qualcuno volesse guardarlo e poi, chissà, suggerirlo a qualcun’altro che potrebbe aprirci le porte di cinema, teatri, scuole.
Informazioni di servizio
Altra piccola informazione di servizio: ho definitivamente commissionato la realizzazione del sito internet di Ondevitare, che dovrebbe essere online entro la metà dell'anno.
Vanno molto più a rilento di quanto avrei voluto, invece, i lavori per la definizione del progetto dei viaggi di educazione, ma - come sempre si rivelerà a posteriori - sarà proprio così che doveva andare.
Vi voglio (e mi voglio) bene
Kevin


