Durante le scorse settimane mi è capitato di leggere un libro assai strano.
Uno di quelli che ti consigliano, ma a cui, quando lo prendi tra le mani e dai una rapida occhiata alla trama, non daresti un centesimo.
Invece Il bambino e il mago non l’ho solo letto. L’ho anche riletto per poter estrapolare quelle parti che ho pensato potessero essere utili anche a voi.
Chi è il mago?
Il testo è uno scambio epistolare (apparentemente reale) tra un bambino e un alchimista, in cui il primo cerca di carpire dal secondo quali siano i segreti, quale la strada per diventare come lui.
E la prima domanda che il piccolo sente di voler porre al grande è: ma tu sei un mago? Uno di quelli che si vedono fare 8,569 trucchi incredibili?
Ti rispondo di sì, sono un mago, perché ho acquisito le due chiavi della Magia […]: la capacità di essere sempre "presente a me stesso" e la capacità di non giudicare il prossimo... ossia l'attitudine a perdonare.
Dimentica tutto ciò che sulla Magia hai appreso dalla televisione, altrimenti non puoi capire ciò che voglio spiegarti. Non si tratta infatti di mettere in pratica dei trucchi con lo scopo di stupire gli altri, ma semmai di trovare il "trucco" della felicità.
Il mago è una persona serena, perché ha compiuto un percorso - fatto anche di esercizi quotidiani - che l'ha portato a non far più dipendere la sua serenità da ciò che accade all'esterno. Il vero mago non deve aspettare che qualcuno faccia o non faccia qualcosa per essere felice, ma lo è sempre. Questa è la più grande "magia" che si possa realizzare su questo pianeta.
Il vero mago non deve aspettare che qualcuno faccia o non faccia qualcosa per essere felice, ma lo è sempre. Questo, pare, soprattutto perché ha sviluppato la capacità di essere sempre "presente a se stesso". Ma come si fa a sviluppare questa capacità?
[…] Ti consiglio di mettere in pratica un piccolo trucco […]: tutte le volte che passi attraverso una porta, in casa o fuori casa, ripeti mentalmente questa frase: "Adesso sono presente".
Che assurdità, potrebbe dire qualcuno. Beh, forse sì… Forse no, chi lo sa ;-)
Io l’ho attuato e continuo ad attuare - sebbene non mi ricordi ogni volta di farlo - e, soprattutto i primi giorni, l’ho proprio sentito rimbombare bene dentro di me.
Quindi, boh, forse un tentativo vale la pena farlo, anche perché
[…] quando non sei presente è come se fosse qualcun altro a compiere le azioni. […]
Va benissimo usare dei biglietti con su scritto "Ricordati!". L'ho fatto anch'io per un sacco di tempo; li mettevo in bagno, in camera da letto, sullo schermo del pc... Il mio percorso di "risveglio" a questo nuovo tipo di vita è durato sette anni. Sono stati sette anni di sforzi e di sacrifici (anche io ho cominciato che ero già adulto, come la maggioranza delle persone), ma alla fine la ricompensa è grande, perché impari a gestire la tua vita come se il mondo fosse dentro di te e non più all'esterno.
Il primo segreto della magia
A un certo punto della narrazione, Geremia racconta all’autore Salvatore Brizzi di due ragazzi più grandi che lo hanno preso di mira, chiedendo come un mago si comporterebbe in tale circostanza.
Il bambino/mago deve cominciare a pensare in questo modo:
"Sono io che, senza volerlo, li attiro, come se me ne andassi in giro con una calamita in tasca che richiama i due bambini dispettosi"
Come funziona questa calamita? Più hai paura di quei bambini e più ti danno fastidio le cose che dicono... più li attiri. Perché è proprio la paura che li attrae. Hai presente quel fastidioso blocco che senti alla bocca dello stomaco appena li vedi arrivare da lontano o addirittura anche solo quando pensi a loro? Osservalo bene, non avere timore di quella sensazione, anche se ti dà molto fastidio. Impara a capire che il tuo vero problema non sono quei bambini, ma quella sensazione brutta che provi sia prima che dopo averli incontrati. E su quella sensazione che dobbiamo lavorare, non sui bambini.
Questo, sostiene lo scrittore, è il primo grande segreto della magia: per cambiare la realtà, dobbiamo prima cambiare noi stessi e, quale naturale conseguenza, anche la realtà riflessa intorno a noi muterà.
Un concetto piuttosto arduo da afferrare, me ne rendo conto, ma un esempio pratico fatto nel libro penso possa aiutare a capirlo meglio:
Immagina di trovarti di fronte a uno specchio e di accorgerti di essere spettinato. Se desideri che l'immagine riflessa nello specchio diventi pettinata, come devi agire?
Credo che tu possa rispondermi facilmente che se vuoi modificare la tua immagine riflessa... devi prima pettinarti. Quando ti sarai pettinato, anche l'immagine nello specchio risulterà in ordine.
Il secondo segreto
Se su questo argomento ammetto di avere anche io ancora molto da imparare, rispetto al secondo segreto direi che sono invece piuttosto ‘ferrato’.
Qualunque cosa bella succeda nella tua vita, devi ringraziare per averla avuta. La GRATITUDINE è una potente chiave magica, che è a disposizione di tutti in qualsiasi momento, ma che solo pochi sono così furbi da utilizzare. Anche fra gli adulti, non la conosce quasi nessuno.
Intanto comincia con le cose che hai già e che magari dai per scontate, perché le hai sempre ottenute in maniera facile. I tuoi genitori ti danno da mangiare tutti i giorni? Ringrazia. Tutte le notti vai a dormire al caldo fra le pareti di una casa? Ringrazia. I tuoi genitori ti pagano i libri e i quaderni per andare a scuola? Ringrazia. A Natale o d'estate fai le vacanze? Ringrazia. Hai dei giocattoli, una bici, un lettore DVD per vedere i cartoni? Ringrazia. Hai sempre dei vestiti e delle scarpe della tua misura? Ringra-zia. Quando stai male c'è qualcuno che si occupa di te e ti fa le coccole? Ringrazia. Sappi che la grande maggioranza dei bambini sul pianeta non ha nulla di tutte queste cose! Sei un privilegiato!
Sono anni ormai che approfondisco questa pratica: inizialmente redigevo quotidianamente un diario della gratitudine; poi è diventato talmente abituale e normale ringraziare tutto e tutti (persino gli elettrodomestici), che ho abbandonato la penna e mi sono esclusivamente dedicato alla pratica, rinominandola “grattitudine”, visto il bisogno che sentivo che fosse parte integrante di ogni mia azione e giornata.
Il recente viaggio in Nepal mi ha aiutato moltissimo a comprendere una frase che mia nonna Domenica, dall’alto dei suoi 96 anni, ripete con ostinazione: siamo signori e non ce rendiamo nemmeno conto.
Il terzo
Essere consapevoli che tutto dipende da noi, essere sempre profondamente grati di tutto e… amare!
Tutte le volte che non sai come comportarti... ama. Tutte le volte che sei in difficoltà... ama. Tutte le volte che non capisci... ama.
Gli esseri umani invecchiano per mancanza d'Amore, non per un processo naturale. La morte non è naturale, la morte di un uomo è sempre un lento suicidio. La nostra struttura è tecnicamente immortale, perché capace di modificarsi e rigenerarsi in ogni sua parte. Ma l'essere umano, con i suoi odi, i suoi rancori, le sue mille paure... riesce a consumare lentamente - impegnandosi per decenni - un apparato che potrebbe vivere per secoli.
Di nuovo: tutta fuffa? Forse sì. O forse, prima di giudicare, vale la pena sperimentare e vedere come la propria vita può cambiare andando a modificare il modo in cui interagiamo con gli altri e con il mondo.
E per concludere: una polemica educativa!
Ma visto che siamo un’associazione che si occupa di educazione, non potevamo tralasciare - e concludere con - questa velatissima polemica al sistema scolastico occidentale, in cui si rispecchia appieno la ‘missione’ di cui ci sentiamo investiti.
Ci sono degli sforzi che non possono essere compiuti prima dei 14 anni e altri non prima dei 21. Per esempio, non è bene sforzare troppo il proprio apparato mentale prima dei 14 anni, perché non è ancora sufficientemente formato. Prima di quell'età bisognerebbe focalizzarsi sul gioco, sull'espressione artistica e sull'attività fisica, non sull'acquisizione di tonnellate di nozioni, come accade oggi nelle scuole occidentali. Puntare troppo sull'aspetto intellettuale, e mnemonico in particolare, anziché, per esempio, su sport, musica e recitazione, produce degli adulti che non sanno gestire né il loro corpo né le loro emozioni.
Tali adulti, pur conoscendo molto sul piano nozionistico - quasi fossimo enciclopedie organiche - incontrano poi difficoltà nella soluzione delle situazioni di crisi - quando contano l'intuizione, la creatività e la gestione delle emozioni - perché la loro psiche non è formata in maniera equilibrata, è rimasta una psiche infantile. I programmi scolastici dovrebbero tener conto di questo, oppure fare in modo che le indicazioni già fornite vengano realmente attuate.

