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Soffermarsi
Qualche settimana fa ho pubblicato uno dei miei video in cui rifletto in movimento. Al suo interno riflettevo su un verbo che a mio avviso è alquanto sottovalutato: soffermarsi.
Soffermarsi significa essere in grado di prestare attenzione a dettagli piccoli o grandi; quindi significa anche rallentare, visto che è nella parola "lentezza" che è contenuta la lente che ci permette di mettere a fuoco la realtà. Dopotutto, se so soffermarmi.. so fermarmi, so dare importanza a ciò che mi circonda.
Quando è stato il momento di registrarlo, però, ero molto combattuto, poiché c'è anche un altro verbo che, forse, ancor più e ancor prima del "soffermarsi" richiede una riflessione. Questo verbo è "accorgersi" ed è un verbo che va via via acquisendo sempre più rilevanza nella mia vita; perciò, ho deciso di raccontarvi ciò che è accaduto in questo ultimo mese proprio attraverso "l'accorgersi" nella speranza che, come sempre, possiate trovare spunti utili da applicare alla vostra storia di vita.
Accorgersi
Accorgersi che da quando sono stato spronato a non scrivere soltanto e-mail, ma a prendere anche in mano la cornetta (si fa per dire...) o a recarmi di persona presso le librerie o le biblioteche contattate, tutto ha cominciato a prendere una piega decisamente diversa e sono già cinque le presentazioni fissate da qui a ottobre (in luglio avremo Dro, Ponte Arche e Massimeno).
Accorgersi che il processo di guarigione e ripresa del fisico richiede molta, ma molta più pazienza del previsto. Ma al contempo, accorgersi anche di come rispetto a un anno fa io sto anni luce meglio e che dall'inizio della cura a settembre sono undici i chili che sono riuscito a prendere.
Accorgersi di tutte le volte in cui ancora esagero, inconscio-volontariamente, sia nel cercare le attenzioni degli altri vantandomi delle mie mille idee e della mia creatività o "facendo la vittima" e piangendomi addosso per le mie sfortune, così da essere coccolato, sia nella velocità del parlare, nella voglia di dire troppo in troppo poco tempo, per la paura di non poter dire tutto quello che vorrei dire e per la foga di impressionare, di vedere sui volti altrui quegli sguardi stupiti che tanto amo, ma da cui anche tanto dipendo.
Accorgersi della solitudine negli occhi di nonna, ma anche della sofferenza impressa nella sua retina, cicatrice del dolore che probabilmente non è nemmeno in grado di raccontare. E accorgersi anche della luce che lì si accende quando le doni un po' del tuo tempo, sebbene ci si accorga anche che le domande, i discorsi sono sempre gli stessi.
Accorgersi che non si è ancora affatto compreso del bisogno del corpo di riposare dopo un evento, che non è pensabile né possibile avere qualcosa di programmato tutti i giorni, che qualche fine settimana lo si deve dedicare anche al silenzio e al fastidio di stare fermo, solo e nel silenzio.
Accorgersi dell'eccessiva dipendenza dal tempo, di questo bisogno a volte "matto", appena sveglio, di sapere che ore sono, per poter decidere in base a quello e non in base a come mi sento o a cosa ho voglia di fare come organizzare le prime ore della giornata.
Accorgersi della difficoltà ancora evidente a seguire il flusso degli eventi, a lasciarsi andare, a stare radicato nel presente e dell'ansia di avere tutto a volte sotto controllo.
Accorgersi di essermi incupito troppo, di non stare sorridendo da troppo tempo, di stare pensando troppo e vivendo troppo poco. E allora accorgersi della volontarietà di fermarsi e di far nascere un sorriso. Allo stesso modo, accorgersi che a forza di stare concentrato mi sono dimenticato di lasciar fluire il respiro e sono teso. E allora accorgersi del piacere nell'alzarsi, stiracchiarsi, uscite sul balcone e rilassarsi.
Accorgersi della luce che illumina maestosa questi giorni di giugno, del senso di benessere che regala. Tuttavia, accorgersi anche che è cominciato il conto alla rovescia che, inesorabile, porterà nuovamente l'oscurità a prevalere.
Accorgersi di quanto condizionanti e presenti siano ancora le voci altrui dentro la mia testa, in particolar modo quella di mio padre.
Accorgersi quando si prende in mano il telefono per "guardate una cosa" e dopo dieci minuti lo si ha ancora in mano senza aver ancora fatto quella famosa cosa. Ma soprattutto accorgersi quando lo si guarda in continuazione nella speranza che qualcuno ci scriva, ci sollevi dal disagio della solitudine.
Accorgersi della semplicità con cui talvolta mi arrivano le parole e del fatto che forse la mia vita deve davvero essere spesa per questo, per donare la mia parola agli altri.
Accorgersi di come ci siano momenti mentre scrivo questa lettera in cui il braccio accelera troppo e la mano stringe eccessivamente la penna, come se volessi accelerare il processo, come se provassi disagio a stare fermo a lungo a fare una cosa.
Accorgersi che quando mi soffermo su un lavoro invece che cominciarne cento insieme, questo viene fatto meglio e prima. Accorgersi anche, però, che io non riesco a stare troppo a lungo concentrato su una cosa sola e quindi accorgersi che le esigenze di ciascuno sono diverse e che nessuna regola vale universalmente per tutti.
Accorgersi degli uccelli che cantano per la fine della pioggia e della necessità di finire qui questa lettera per uscire e andare a cantare insieme a loro.
Kevin
P.S. Accorgersi che gli uccelli avevano torto in merito alle previsioni del tempo, ma proprio per questo accorgersi di quanto sia talvolta meraviglioso andare in bici sotto la pioggia, sfrecciando a tutta velocità in mezzo alle pozzanghere e urlando per la gioia di sentirsi liberi.



Bell'argomento, spesso mi capita anche a me di non accorgermi del tempo o dell' importanza che bisogna dare al sonno.
Vorrei sempre avere la giornata programmata, non mi piace stare a non fare niente e per questo non dò importanza hai silenzi e a fermarsi un attimo e riflettere, quando in realtà serve molto